Le Orme

 

Alla metà degli anni sessanta, mentre spopolava il beat e si affermavano sulle scene mondiali, straordinari gruppi che lasceranno un segno indelebile nella storia della musica internazionale, come: i Pink Floyd, i Genesis, Van der Graaf Generator e Jethro Tull, si costituiva a Marghera, centro nell’entroterra veneziano, il nucleo originale del gruppo Le Orme.

Aldo Tagliapietra, insieme al chitarrista Nino Smeraldi, al bassista Claudio Galieti e al batterista Mario Rebeschini, formano Le Orme ed incidono il loro primo singolo “Fiori e Colori“. Con il loro secondo singolo “Senti l’Estate che Torna“, partecipano all’importante trasmissione televisiva “Disco per l’estate“. All’inizio degli anni settanta il gruppo è composto da, Aldo Tagliapietra al basso, chitarra e voce, Tony Pagliuca all'organo Hammond e Michy Dei Rossi alla batteria. Poteva sembrare l’addio ai sogni, ma rimanere un trio, si era rivelata una scelta azzeccata, li attendono anni e successi che meritano grande considerazione. Gli anni ’70 saranno di grande ispirazione, nel 1971 pubblicano l’album “Collage“, etichettato come il primo album di Rock Progressivo italiano, nel 1972 è la volta di una vera pietra miliare e uno dei più importanti successi del gruppo “Uomo di Pezza“, che contiene la canzone “Gioco di Bimba“, il nuovo LP gli farà ottenere il loro primo disco d’oro. Nel 1973 pubblicano “Felona e Sorona“, album tradotto anche in lingua inglese, il 33 giri ottiene il secondo disco d’oro del gruppo e lo fa conoscere al pubblico inglese, l’album, ancor oggi, primeggia a distanza di anni, nella speciale classifica del rock progressivo, proposta su internet.

Le Orme, sono fra i primi gruppi italiani ad esibirsi nei primi anni ’70, in un'indimenticabile tournée nel Regno Unito e a pubblicare un album live “In Concerto“ (1974), tratto dall’esibizione tenuta il 17 gennaio al Teatro Brancaccio a Roma, mentre in Italia si affacciavano storiche band, come: gli Area, il Banco del Mutuo Soccorso e la Premiata Forneria Marconi. Le Orme hanno tenuto concerti in varie parti del mondo e partecipano tuttora ai più importanti festival di musica progressiva , di Canada , Stati Uniti, Messico, Brasile.

Il gruppo partecipa al Festival bar del 1975 con la canzone “Sera“ . Entra a far parte del gruppo il chitarrista Tolo Marton, oggi stimato amico del Club il Giardino, con l’aggiunta della nuova chitarra elettrica pubblicano l’album “Smogmagica“, il 33 giri va ricordato per il singolo  “Amico di Ieri “, dopo la registrazione dell’album, il chitarrista decide di abbandonare il gruppo. Nel 1976, Le Orme partecipano al Festivalbar, con “Canzone d’Amore“, nasce un ritratto ancora attuale, il brano lanciato dalle radio, ottiene i favori del pubblico e decollano le vendite. Un grande successo quello ottenuto nel 1976, difficile da ripetere. Seguono alcuni album come “ Storia e Leggenda, “Florian“ e “Piccola Rapsodia dell’Ape“. Le Orme nel 1982, partecipano al festival di Sanremo con il brano “Marinai“ e nel 1987, sono di nuovo sul prestigioso palcoscenico ligure con il brano “Dimmi che cos’è“, la canzone non riscuote l’interesse della giuria, ma trova l’apprezzamento della critica e del grande pubblico. Le abitudini cambiano con “Il Fiume“, “Elementi“ e “L’Infinito“, dove al ritorno del rock progressivo degli anni settanta, aggiungono un profumo orientale con il “Sitar“, magistralmente suonato da Aldo Tagliapietra.

All’inizio del 2008, il pianista e violinista Andrea Bassato, lascia il gruppo, dopo una collaborazione durata una decina di anni.  Ora andiamo di corsa sul palco del “ Giardino “, dove ci attendono Le Orme, per due concerti di alta qualità, in calendario il 7 e 8 marzo 2008, il locale avvolge il pubblico come in una “réunion“ familiare. Lo storico gruppo è fra i più interessanti d’Italia, in quarantadue anni di attività diciotto album e centinaia di canzoni, con la musica piena di colore, inventiva e fantasiosa, alla continua ricerca dei suoni, appaga l'esigente pubblico che l’ascolta ammaliato, in religioso silenzio, talvolta rotto per seguire le liriche d’autore di un vero artista della voce e della chitarra-basso Aldo Tagliapietra, o lacerato dal ritmo imposto dalle performance del “martello“ Michy Dei Rossi, animato da un’energia apparentemente inesauribile, un’autentica mitragliatrice che coinvolge il pubblico, e, prontamente si ricompone, nell’ascoltare le tastiere e dell’organo di Michele Bon. La magistrale interpretazione e la modernità delle composizioni, scritte e musicate negli anni settanta, dimostrano quanto di buono hanno concesso ad un attento pubblico.   

Allora senza un attimo di esitazione, con il cuore che pulsa, si entra nel vivo, ed è subito “La gioia di cantare, la voglia di suonare.“, da “Sguardo verso il cielo“, un contenitore di emozioni d’altri tempi, un’intensa e profonda sensazione interiore. Non poteva mancare uno spazio dedicato a “Felona e Sorona“, l’autorevole album comprende brani che si completano e si intrecciano l’uno all’altro, come le pietre colorate di un mosaico e mentre si ascoltava: “Due pianeti in armonia, ruotano insieme nel loro regno, dove ogni cosa non cambia all’infuori del tempo“, parole tratte dal brano “Sospesi nell’incredibile“, sembra un preciso riferimento, all’eternità di queste liriche, scritte trentacinque anni fa. Michy coinvolge il pubblico e scandisce il ritmo di “Cemento Armato“, brano tratto dall’album “Collage“: “Ci sono più sirene nell’aria che canti di usignoli. “ dove il progresso ha il sopravvento sulla natura.

All’annuncio della Band sul palco del “Giardino“, ha reso noi tutti increduli di poter assistere ad un concerto di così grande risonanza e quindi il brano copertina dell’evento, non poteva che iniziare così: “Come d’incanto lei si alza di notte, cammina in silenzio con gli occhi ancor chiusi, come seguisse un magico canto.“ da “Gioco di Bimba“, il pubblico cerca di seguire le liriche poetiche di Aldo e canta compatto. “ Vento d’autunno, amico di ieri, oggi nessuno si cura di te“, da “Amico di ieri“, e per non dimenticare i trascorsi e gli armamenti in “India“: “Terra feconda d’azzurri diamanti, i frutti orgogliosi nel fango imprigioni.“.    

La Band non si ferma e dal vasto repertorio, propongono un susseguirsi di brani, che fanno spellare le mani al pubblico, “Colgo il tuo sguardo e lo stringo nelle mani, c’è nei tuoi occhi una dolcezza nuova, nuova per te.“ , da “Una dolcezza nuova“. Dagli album incisi di recente: “Il fiume“, “Elementi“, “L’infinito“, che trattano il mondo che gira attorno all’uomo, tra realtà e fantasia, è proposto uno “spaccato“. I brani si rincorrono: “Come ogni sera sei sola nel buio, il tuo candore ti fa compagnia, senti un fruscio sulla soglia e non sai chi sarà. un passaggio tratto dalla canzone “La porta chiusa“. Ho tenuto, volutamente per ultimo  un passaggio del brano “Felona“, dove i rintocchi delle campane, sono un ulteriore tassello nel percorso delle emozioni “Quando cala il sole il vento si riposa, si fermano le sfere e formano un villaggio, la gente si ritrova e si corre incontro, per un’altra festa mentre muore il giorno“. Lasciano il segno le due ore di concerto con decine di brani eseguiti, intervallati da brevi dialoghi, Le Orme chiamate a gran voce, concedono alcuni bis e propongono ai fan la scelta delle canzoni.

La sontuosità del loro spettacolo ha dato vita a vecchi sogni e ricordi, un'interpretazione memorabile, prova tangibile della splendida maturità dei musicisti che hanno appagato l’esigente pubblico con un concerto stupendamente comunicativo. Sul talento artistico di Aldo, Michy e Michele, non si può davvero discutere e alla fine, un nuovo trionfo.

Passano gli anni, ma Le Orme tengono viva un’epoca d’oro, continuando ad esibirsi davanti a centinaia di affezionati, segni inequivocabili che il pubblico non li ha dimenticati, ascoltano e riascoltano, i più noti classici rivisitati, che, in un non recente passato, la sonorità dei loro brani era accompagnata dal leggero fruscio, di quelle grosse padelle, meglio conosciute col nome più comune di LP.

Alla fine il pensiero unanime nasce spontaneo, è soltanto un desiderio o una speranza: lunga vita a LE ORME.

Daniele Raimondi